alla ricerca della verità

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martedì 14 settembre 2010

islamisti moderati

"bisogna evitare decisioni che diano ragione ai nemici dell'America, agli elementi più estremisti. il 99% dei musulmani nel mondo condanna l'uccisione di innocenti. sono gli integralisti quelli che vogliono farci credere che è in atto una guerra tra l'Islam e l'Occidente".
Feisal Abdul Rauf
(imam di Tribeca -NY)

venerdì 18 settembre 2009

la cucina si allarga

la finestra si fa porta e trasloca perchè lo spazio qui ora le va stretto: www.ruttino.it



una guida sine ira et studio ai ristoranti di milano ...e non solo.


giovedì 6 marzo 2008

Corona, You are not the king

Da quella volta che dichiarò di non saper nemmeno tenere in mano una macchina fotografica, ma di possedere un’agenzia, fotografica .
Ma oggi ha superato se stesso.
E colgo la palla al balzo, perchè stasera al Tg5 ho sentito un’altra delle sue boiate enormi.
Fabrizio Corona afferma di voler lasciare l’Italia.
Perchè questo paese lo tratta male, non lo rispetta ecc...
Dunque, dopo Costantino, che ha dicharato di volersi trasferire in Spagna (almeno ha scelto bene la meta..ehm no, tremo all’idea che associno il mio paese ad un tronista..) perderemo anche Corona.

Che fuga di cervelli, santo cielo!!!

Ma torniamo a lui, il marito della bellissima Nina Moric, che si è deturpata la faccia grazie al bisturi(era stupenda, ora sembra che abbia una malformazione alla bocca).
Nei mesi scorsi, il suo nome è stato scritto nel registro degli indagati, per presunta estrorsione, ed una volta uscito dal carcere, il Corona ha buttato dalla finestra le mutande. Il problema è che sotto il balcone, c’erano delle fans disposte a malmenarsi per portarsi a casa un indumento intimo, di questo dubbio personaggio. Mah.
Poi è stata la volta dell’orrida linea di abbigliamento, seguita a ruota dal tira e molla noiosissimo con la bella ex modella croata.
E che dire del libretto "La mia prigione" ( Pellico si starà ancora rivoltando nella tomba), con citazioni rubate come la celebre "Io sono io e voi non siete un c....o?"( e qui Sordi l’avrà maledetto dall’aldilà)?

Ora Corona è stato beccato con dei soldi falsi. E fa sempre la vittima.
Come se non bastasse il suo essere un privilegiato, figlio d’arte, che dalla vita ha sempre avuto il meglio. "Corona non perdona?" sarebbe meglio "Corona ha molto da farsi perdonare".
La cosa che più mi disgusta è che certa gente lo ammira. Che da tutto riesce a farci soldi, diventando famoso perchè è un "furbo". Bell’esempio eh...bella rivincita sulla gente che ogni giorno lavora duramente e fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Non è invidia la mia, sia chiaro: resto esterefatta e delusa dal fatto che molta gente lo stimi. Spero veramente che se ne vada da questo stato, dove comunque le persone come lui la fanno spesso franca. E ricevono persino applausi.

Gli hanno dato un anno e mezzo di reclusione per detenzione e spesa di denaro falso, però. Dunque lo manterrà lo stato che lui tanto odia eh?

sabry8

martedì 4 dicembre 2007

la bandiera a stelle (di Davide) e striscie

«Perché gli Usa hanno messo da parte la propria sicurezza e quella di molti dei loro alleati per promuovere gli interessi di un altro stato?». «Gli Usa hanno un problema di terrorismo in buona parte perché sono strettamente alleati a Israele, e non il contrario» e nessun altro gruppo «è mai riuscito a trascinare la politica estera americana così lontano da ciò che l'interesse nazionale vorrebbe, riuscendo anche a convincere gli americani che gli interessi Usa e quelli di Israele coincidano».

tratto dal libro "la ISRAEL LOBBY e la politica estera americana" di Mearsheimer e Walt

mercoledì 7 novembre 2007

l'assenza di Biagi ed il giornalismo moderno

lo chiamiamo giornalismo d’inchiesta e sembra l’unico di valore oggi, in tempi in cui la figura del semplice cronista ha perso il suo prestigio. invece Biagi insisteva per farsi chiamare ancora così.

gli era capitato di farsi dei nemici per strada –il fascismo, Tambroni, Berlusconi– ma non si poteva fare altrimenti. “ci sono momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno”. e la forza di queste parole era nella neutralità e nella dolcezza della voce, più che nel significato, che sarebbe stato facile gonfiare con l’intonazione o con le spalle. aveva chiamato “inconveniente tecnico” la sua estromissione per 5 anni dalla televisione. non era un vezzo, era uno stile. lo stesso con cui ricordava: “mia madre, terza elementare, mi diceva: ‘mai dire bugie”. aveva 87 anni, usava quelle parole come un manifesto e noi potevamo credergli. una ricognizione dell’informazione ci farebbe capire rapidamente perché, al di là della retorica, una persona come Biagi mancherà tanto al dibattito pubblico. l’Italia è il paese del duopolio televisivo, dell’assenza dell’editoria pura, delle lottizzazioni, dei collateralismi. è la nazione che è riuscita a tenere assieme il quieto vivere con il più scarso senso della collettività. i giornali non si leggono, il modello informativo prevalente è quello del “panino” dei telegiornali, delle domande concordate in modo implicito o diretto, dei talk show urlati. Biagi, e i pochi come lui, non avevano la possibilità di incidere direttamente su questo stato di cose. il sistema informativo, sempre più effetto e ormai concausa del sistema castale italiano, esiste e persiste comunque. ma la semplice presenza di Biagi costringeva al confronto. quello col fascismo, 60 anni fa fra le montagne del nord, era stato armato. l’editto bulgaro, che aveva silenziato un volto storico della televisione italiana, altrettanto aveva costretto a schierarsi. e con la semplicità delle parole che usava nei suoi articoli, interrogava la coscienza dei lettori e ancora più quella dei colleghi. certamente esistono oggi parecchi buoni giornalisti in Italia, più di quanto racconti certa retorica disfattista. le inchieste di D’Avanzo, Bonini, Gatti su carta, quelle di Report e Iacona in tv, l’ostinazione di Travaglio, l’onestà intellettuale di alcuni editorialisti. e tanti altri casi, anche se minoritari, di giornalisti che hanno il senso del loro servizio. alcuni di questi personaggi sono molto battaglieri, anche più di Biagi, che non aveva l’animo del barricadiero. ma il giornalista d’assalto, il vendicatore dei torti, è un segno dei tempi. Biagi mostrava una qualità simile, eppure diversa: la schiena dritta. era figlio dei tempi in cui si erano presi in mano i fucili, si era lottato per la storia, per dei valori condivisi. poi aveva lavorato dentro una società povera che diventava benestante, che imparava a conoscere i diritti e li richiamava a gran voce se venivano sospesi. oggi si combatte una battaglia più sporca e silenziosa dentro una società infiacchita. oggi serve il giornalista ribelle, il quasi eroe senza macchia, magari persino capace di modestia. ma l’idea del giornalista con la schiena dritta oggi non ha più senso, è fuori tempo. lo scontro si è incancrenito e servono le barricate; l’integrità del Biagi cronista e l’universo cui si riferiva distano molti decenni e soprattutto sono lontani dai nostri discorsi. nel senso del giornalismo, e forse anche della storia, è la vecchia questione della moneta cattiva che scaccia quella buona, delle monete di metallo che sostituiscono quelle d’oro, avendone solo uguale valore nominale. speriamo che almeno l’odierna informazione di valore, che oggi si dice “d’inchiesta”, o si chiama controinformazione, lo abbia conosciuto bene. finché era in circolazione lui avevamo la garanzia delle sue domande inattuali, e per questo utilissime. (lupa)

venerdì 21 settembre 2007

le due anime del grillismo e la società civile, con permesso

Grillo. Replica choc al Tg2: se sparassero al direttore?". Venerdì 21 settembre, mattina: questo è il terzo titolo lanciato sul sito del Corriere. La sera prima Grillo era a Codroipo (Udine) per un suo spettacolo. Dopo aver lasciato le telecamere Rai fuori, ma consapevole della probabilità che qualche giornalista potesse essere in sala, il comico lascia partire il filmato dell’editoriale in cui Mazza agita il pericolo-Grillo: “Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati quegli insulti, premesse all'improvviso il grilletto?”, “…e ti sparasse nel culo?” completa Grillo.
Una boutade liberatoria per il comico che aveva evitato di replicare a Mazza, una battuta discutibile ma del tutto innocua, se contestualizzata, che si è prestata perfettamente a un’apertura col botto sul Corriere. Questo gioco va avanti da tredici giorni, dal V-Day, dalle distinzioni sul vaffanculo buono e quello cattivo. Gli epiteti più benevolenti dedicati a Grillo sono stati qualunquista, demagogo e populista, poi, a briglia sciolta, fascista, eversore e “apprendista stregone, ispiratore di attentati”. Molti giornalisti più o meno di sinistra e più o meno alternativi –da Severgnini a Scalfari, da Zucconi a Serra– hanno fatto spallucce, o stigmatizzato le apparenze di ignoranza o violenza di Grillo e “grillini” tutti.
I telegiornali hanno ispessito il loro “panino” politico con un paio di acri fettine di grillo-pensiero e sono passati a più serie questioni (tipo il matrimonio di Baldini, l’amico di Fiorello, nel giorno in cui oltre 300.000 persone firmavano per una legge d’iniziativa popolare). Lo si attacca inventando, travisando, ignorando, o pubblicando esclusivamente foto in cui Grillo sembra un iconoclasta idrofobo. E’ un fuoco di sbarramento mediatico con cui lacasta” allargata, o “sistema”, ha scelto di dedicarsi alla forma verbale del comico, anziché alle battaglie di sostanza che conduce da anni, o alle centinaia di migliaia di cittadini, eterogenei fra loro, che hanno trovato del valore nei suoi messaggi.
Ecco: la società civile, forse e finalmente. Quella stessa che, se compra 1 milione di copie de “La Casta” di Stella e Rizzo, diventa fenomeno, ma non importa, perché non si coagula e non agisce (la stessa cosa per le 800.000 copie di “Gomorra” di Saviano). E che se legge che, nonostante “La Casta”, le spese della Camera sono aumentate anche nel 2007 (notizia di ieri); o che l’ex Ministro dei Trasporti (!) Burlando ha guidato per oltre 1 chilometro contromano sulla A10, ma, fermato dalla polizia, non è stato nemmeno multato perché ha mostrato il tesserino da (ex) parlamentare (notizia di oggi); questa società civile si indigna, ma non può (non sa come) ribellarsi.
Invece Grillo e Internet hanno saputo metterla assieme, fornirle una struttura dove dialogare e organizzarsi intorno a valori comuni. Questo è il cerchio che il comico è riuscito a far quadrare. Ed è questo che mette ansia al sistema. E allo stesso tempo, che Grillo e le persone che parlano con lui e attraverso lui, si confrontino da tempo su ambiente, salute, tecnologie, legalità, lavoro, pezzi di vita vera. Questo è il miglior Grillo, che capisce come gira il mondo, sa come organizzarsi e, lungi dal gettarsi in una campagna solitaria e facilona, ha ottenuto appoggi e consulenze da giornalisti (Travaglio, Gabanelli, ma anche Iacona, Spinelli e Sartori se ne sono occupati con interesse), scienziati, economisti, organizzazioni.
Attenzione, Grillo non è un messia, non ha sempre ragione, non sceglie sempre i toni giusti, e forse gode persino del successo che sta avendo. E su questi aspetti è facile la critica. Pensino, i critici di Grillo e del grillismo, che persino fra chi lo ascolta c’è chi pensa, e non condivide sempre e comunque ciò che il comico propone, per forma e contenuti. La battuta di ieri a Codroipo, o il Prodi-Alzheimer, per esempio, sono probabilmente eccessivi. E non tanto per la loro pericolosità, o per la qualità delle battute, in questi casi non raffinatissime. E’ però una questione di opportunità.
Prima dell’otto settembre Grillo non esisteva perché in tv e sui giornali non si vedeva. Ora, invece, ogni volta che il comico scivola su qualcosa, anche di non serio, finisce in prima pagina, con determinati titoli e fotografie. Dopo il V-Day Grillo ha una nuova responsabilità. Certo, chi lo chiama a forza in politica sbaglia: Grillo non diventerà un politico, si trova molto meglio come comico della resistenza, come osservatore esterno critico e arrabbiato. Ed è proprio per questo che i politici lo “invocano” nella loro arena: per normalizzarlo, per comprenderlo e combatterlo meglio, per riassorbire una scheggia che dall’esterno sa come incidere il sistema.
Allora continui a fare il comico, a urlare e sfottere, ma con la consapevolezza della nuova e vischiosa visibilità che ha acquisito. Il Rambo dell’invettiva provi a usare di più il fioretto e meno le granate per combattere le sue battaglie, spesso sacrosante. Sarà più facile, così, che arrivi davvero quella ventata che ripulirà un po’ la palude della casta. E sarà più complicato schivare i contenuti forti di Grillo e di tanti cittadini, a partire dalla legge d’iniziativa popolare, ineccepibile nell’ispirazione, discutibile nei singoli punti, e che ora, infatti, dovrà essere discussa in parlamento. Tra l’anima del fustigatore iracondo, strumentalizzata dai media e dai politici, e quella del sagace mobilitatore, i cui argomenti hanno un peso specifico inequivocabile, cerchi un equilibrio. Che continui a dare risonanza alla voce di cittadini stanchi da decenni.

domenica 24 dicembre 2006

Babbo Natale: l'assistente di Gesù Bambino

Non vogliamo essere per forza contro le istituzioni o le tradizioni ma ristabiliamo dei punti di contatto con la realtà. la storia non ci convince fin da principio.
partiamo dalle scritture ed arriviamo a confondere consumismo e religione. il melting pot di culture è figlio di questa società multimediale e va bene, ma sacro e profano mischiati insieme… farebbero rivoltare Savonarola nella tomba. un falò delle vanità c’è già stato ed è stato un crimine contro l’umanità. abbiamo però toccato il fondo, ora iniziamo a scavare.
dei 4 vangeli ufficiali, solo 2 riportano della nascita e dei primi anni di vita del figlio di Dio.
S. Matteo espone la storia partendo da Giuseppe: Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di esser venuti ad abitare insieme. Giuseppe che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla segretamente. insomma stava pensando di annullare le nozze per vizio di forma. a questo punto entra in scena l’Angelo del Signore, lo stesso Gabriele che aveva già visitato Maria, che convince il buon uomo: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché colui che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo”. oltre al danno anche la beffa: lui, un vecchio falegname, deve prendere in sposa lei, una bella e giovane vergine; peccato lei sia già incinta di qualcun altro, molto influente, che manda un sicario per convincerlo.
Giuseppe fece come l’Angelo gli aveva ordinato, e prese la sua moglie con sé. E senza che l’abbia conosciuta, diede alla luce un figlio, e lo chiamò Gesù. Matteo parla poi di Erode e dei Magi che, arrivati da Oriente a Gerusalemme alla ricerca del re dei Giudei, vengono mandati a fare diligenti ricerche del fanciullo dallo stesso Erode. guidati da una stella, che si fermò sopra il luogo dove era nato il fanciullo, i Magi trovarono ciò che cercavano: "ed entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua Madre".
ma Gesù non nacque in una stalla?
S. Matteo non vi accenna ma v’è un altro passaggio interessante nel suo racconto: dopo la fuga in Egitto della Sacra Famiglia (perché Erode cercherà il Bambino per farlo morire), invece che tornare in Giudea (perché, morto Erode, vi regnava Archelao, suo figlio) Giuseppe portò Maria e il Bambino nel territorio della Galilea, e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, onde si adempisse quello che era stato annunziato dai profeti: “Egli sarà chiamato Nazareno”.
ma Gesù non era già Nazareno in quanto Nazaret era la città natia di sua madre?
in effetti S. Matteo non parla della città d’origine di Maria.
passiamo dunque al vangelo di S. Luca, che è proiettato su Maria: l'angelo Gabriele fu inviato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una Vergine, promessa ad un uomo di nome Giuseppe. il nome della Vergine era Maria. L’Angelo così si rivolse a lei: “Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai col nome di Gesù”. allora Maria disse all’Angelo: “come potrà avvenir questo, se io non conosco uomo?”. e l’Angelo le rispose: “Lo Spirito Santo verrà sopra di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà della sua ombra”. causa il censimento editto da Cesare Augusto, così continua S. Luca, Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, per recarsi in Giudea, nella città di Davide, chiamata Betleem per farsi iscrivere assieme a Maria. mentre si trovavano là ella diede alla luce il suo figlio primogenito; lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia, perché nell’albergo per loro non c’era posto. Quando furono trascorsi otto giorni, dopo i quali si doveva circoncidere il Bambino, gli fu messo il nome di Gesù. poi, secondo la legge di Mosè, lo portarono a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Quando ebbero compiuto tutto quello che riguardava la Legge del Signore, ritornarono in Galilea nella loro città di Nazaret.
facciamo il punto: quindi Gesù è Nazareno sia da parte materna che paterna.
e la fuga in Egitto?
S. Luca non ne parla ma, come in Matteo, nel suo vangelo c’è un altro brano degno di nota. si intitola: i parenti di Gesù. "Or, sua Madre e i suoi fratelli vennero a trovarlo".
quindi Gesù non era figlio unico. (lo conferma anche S. Giovanni nel suo vangelo).
versioni contrastanti, da cui, a quanto pare, la Chiesa ha attinto con cura “il meglio” per darci la sua versione della storia.
non chiediamo una storia oggettiva, ma almeno congruente. se io dico bianco e tu dici nero, è dunque bianconero il colore che vediamo?

In concreto vi chiederete voi, qual è la conseguenza di tutto questo? Qual'è il messaggio che vuole trasmettere la nostra profana omelia di Natale che non chiede in cambio alcuna oblazione?
E’ veramente importante sapere se Gesù sia nato in una stalla, in una casa o all’Hilton di Betlemme? Se sia o meno dovuto fuggire in Egitto? La risposta che otterreste da qualunque prelato sarebbe “certo che no” e, per una volta, sarei d’accordo con lui. E non tanto perché i Vangeli siano da interpretare, siano da leggere nella luce giusta (altrimenti non sarebbe possibile spiegarsi come cristiani, ebrei, testimoni di Geova si rifacciano tutti allo stesso Testo Sacro) ma piuttosto perché credo che sia un altro e di più ampio respiro il punto cardine della faccenda. Il punto principale che si evince da tutto ciò è come sia possibile far passare una storia, una storia qualunque per verità dogmatica pienamente accettata quand’anche siano ampliamente disponibili al vasto pubblico una marea di testimonianze, prove e scritti che attestino l’esatto contrario. Nell’era dell’informazione nessuno si informa più ma tutti vengono informati a dovere. Dal 25.12.0000 al 11.09.2001 d.C. e oltre…

a questo punto ci pare superfluo discutere se Babbo Natale sia un prodotto della CocaCola, sia il realtà il Dio Odino o se discenda dalla figura del vescovo San Nicola. e l’indignazione che ci suscita una CHIESA che arriva a tollerare venga definito “l’assistente di Gesù Bambino” è di gran lunga superata dalle FALSE VERITA’ che essa ci propina.
da DUEMILA anni.

Il risultato è che a Natale ogni scherzo vale. Lo scherzo serissimo della Chiesa, che con voce ormai flebile rivendica la natività come fulcro della festa e vorrebbe richiamare la gente allo spirito originario. Orde di persone, ormai fedeli solo ad altri santi natalizi -esotici i loro nomi: Zara, Mondadori, Jdc, Ermenegildo Zegna…- ai quali ognuno, col proprio stile da centometrista o maratoneta, porta il proprio obolo. Sono le mangiatoie ciccione delle corporation i veri santuari. Uno scherzetto riuscitissimo questo: che ci pigia tutti assieme nelle strade gli ultimi giorni prima del dì di festa. Usciamo di fretta dagli uffici (delle corporation), dopo che abbiamo lavorato le nostre nove o dieci ore, per correre nei negozi (delle corporation) a rimpinzarci di regali prima che l’orologio scandisca la sera del 24. Quella sera, o il giorno dopo, ci scambieremo regali, effusioni, tacchini ripieni e alka-seltzer.
Se troviamo due minuti in cui smaltire sbornia e parenti, magari in pace vicino al camino, scopriremo di preferire la sincerità del carnevale. E magari sceglieremo cosa farcene del resto del Natale.

Le ani3 augurano a tutti i lettori un Natale sereno. Per quanto possibile…
BUON NATALE!

mercoledì 22 novembre 2006

editoriale zero

l'unica cosa che sappiamo per certo è che siamo 3. chi esattamente non si sa: non lo sappiamo bene nemmeno noi, figuriamoci se è il caso di tediare voi. cortina di mistero o cortina fumogena? ispirazione libertaria o bieco calcolo commerciale? semplice crisi identitaria? boh, tanto chi siamo non ve lo diciamo lo stesso.
3, liberi come anitre in un bosco di cemento: "ma i boschi non sono di cemento!" diranno i nostri venticinque piccoli amici... già ma noi siamo arguti e usiamo anche di queste imprevedibili metafore.
di questo boschetto, si diceva, racconteremo il dritto e il rovescio, i luoghi alti e bassi, ciò che abbiamo visto o che abbiamo pensato. il boschetto è milano, l'orizzonte va un po' più in là.
dunque stile arguto, contenuti profondi o leggeri, ma sempre spruzzati da quella visione poetica che emana dai nostri cuori anatreschi. poche parole, libere, provocatorie, suadenti, persino caliginose, che non sappiamo bene cosa vuol dire ma nemmeno voi, quindi va bene così; parole lontane da ogni appartenenza, da ogni ideologia, da qualsiasi interesse economico (e chi mai ci pagherebbe?). spuntiamo così, senza quasi volerlo, quando un giorno, vista l'ora, è appena finito, e un nuovo giorno... vabbeh.
insomma qualcosa di noi lo abbiamo svelato: che siamo 3, anzi 3 più un fanatico webmaster, anche lui avvolto nel mistero, anche lui un volto ignoto, perchè anche lui sa, in cuor suo, che potrebbero arrestarlo.
a presto!