alla ricerca della verità

giovedì 11 gennaio 2007

Fabrizio De Andrè

"...nell'estate del 1998 fu costretto a interrompere il tour seguito ad Anime salve. La tac, eseguita il 25 agosto, non lasciava speranze: tumore ai polmoni. Appena pochi mesi dopo, alle ore 2.15 di notte dell'11 gennaio 1999, Fabrizio moriva presso l'Istituto Tumori di Milano, dov'era ricoverato, assistito sino all'ultimo momento dai suoi cari".

giusto il tempo di ricordare ed un invito a scoprire, per chi già non lo conoscesse, un uomo che ha dato spessore alla musica italiana e contribuito a rendere immortale la nostra canzone: poesia.


La chiamavano Bocca di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore
la chiamavano Bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.

Appena scesa alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti s'accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.

C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa nè l'uno nè l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu cosi che da un giorno all'altro
Bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnett
a cui aveva sottratto l'osso.

Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva.

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito",
disse, "dall'ordine costituito".

E quelle andarono dal commissario
e dissero, senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".

Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi, con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

Spesso gli sbirri e i Carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l'accompagnarono al primo treno.

Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.

A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.

C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva: "Addio Bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".

Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'alto scocca
vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi gli manda un bacio, chi getta un fiore
chi si prenota per due ore.

Persino il parroco che non disprezza
tra un Miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila
e Bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.


rilette oggi, queste parole hanno tutta l'attualità di un tempo.
"Bocca di Rosa" di Fabrizio De Andrè, 1967.

mercoledì 10 gennaio 2007

la cometa McNaught nei cieli italiani

passerà molto vicino al Sole ed alle ore 17.00 sarà visibile in Italia (6-8 gradi sopra l'orizzonte a seconda del luogo di osservazione):
"Per cercare di vederla occorre stare in una zona elevata e sperare che non ci sia foschia o nebbia sull'orizzonte. Ma attenzione: evitare assolutamente di cercarla ad occhio nudo guardando verso il sole".

martedì 9 gennaio 2007

i milanesi si risvegliano razzisti

MILANO - Una barriera che separi i rom e gli abitanti di via Triboniano, una delle zone di Milano in cui maggiore è il disagio per l'immigrazione. Una barriera che recinterà l'area a ridosso del laghetto artificiale di questa strada stretta tra la ferrovia e il cimitero nell'estremo Nord-Ovest della metropoli, come chiedono da tempo i residenti. C'è anche questo nel piano con cui il Comune, vuole sistemare definitivamente l'area, il cui problema è tornato d'attualità dopo che un incendio, la notte di San Silvestro, ha distrutto una buona parte del campo nomadi.

Ma l'assessore ai Servizi Sociali di Milano, Mariolina Moioli, non pare del tutto d’accordo: "Ma che muro! Noi vogliamo integrare, non emarginare. Sa cosa prevede il piano deciso ieri? La sistemazione dei nomadi di via Triboniano in alloggi dotati di luce e servizi igienici, la nascita di alcuni presidi di operatori sociali e forze dell'ordine, la firma di un patto di socialità e legalità da parte dei rom, com'è successo a Opera qualche giorno fa. E tutto questo solo per le famiglie già censite, senza nuovi accessi. Dopo, solo dopo, vedremo se e come costruire una recinzione, che sarà grande tanto quanto sarà necessario, insomma a seconda della situazione sociale che ci sarà allora. Ma i problemi, con questo nostro piano di azione, saranno ridotti al minimo. E comunque noi miriamo alla socializzazione: ad esempio il laghetto lo voglio lasciare libero, che diventi un punto di incontro".

Peccato che i residenti non vogliano per nulla socializzare, anzi: "Da tempo chiediamo una separazione fisica tra noi e loro e finirà che non ce la daranno neppure stavolta -dice Antonietta Spinella, del comitato via Triboniano-. Questo piano è un libro dei sogni, ma io a Babbo Natale ho smesso di credere da anni. Non vogliamo più avere niente a che fare con i rom. Mi spiace, ma abitando qui stiamo diventando razzisti".

A pronunciarsi a favore di una qualche separazione tra nomadi e abitanti di via Triboniano è, a sorpresa, anche un nome simbolo della battaglia a favore dell'integrazione e dell'accoglienza a Milano, don Virginio Colmegna: "È giusto anche tutelare chi vive in certe zone”.