alla ricerca della verità

martedì 27 febbraio 2007

la classe dirigente italiana

la Luiss ha pubblicato oggi ”Generare classe dirigente - Un percorso da costruire”, un censimento dei vertici della società che si propone anche di esaminarne valori, modelli e obiettivi.

cosa emerge? "i dirigenti italiani non si sentono classe dirigente" spiega Massimo Bergami, uno degli autori della ricerca. "i dirigenti –continua il ricercatore- non ritengono l'attuale classe dirigente un gruppo attrattivo, nel quale riconoscersi e identificarsi".
tutto ciò a cosa porta? semplice: "se io non mi riconosco in quel gruppo non agisco come membro di quel gruppo”.
quindi? “non riconosco la responsabilità che l’appartenenza a questo gruppo comporta”.
in estrema sintesi: “non riconoscersi come classe dirigente diventa quindi un modo per dire che è sempre colpa degli altri. e per non sentire come propri gli interessi della collettività, ripiegando su quelli di parte".

la classe dirigente specchio dunque di un paese disgregato, che non riesce a identificarsi nell'interesse generale.

cosa vorrebbe il resto della popolazione? "la popolazione vorrebbe una classe dirigente con maggiori competenze specifiche - spiega Carlo Carboni, un altro degli autori del rapporto- e maggiore assunzione di responsabilità. il leader ideale del futuro deve comportarsi come un buon padre di famiglia, avendo come registro fondamentale il buon senso". secondo la popolazione, sono carenti di visioni strategica (per il 42,7% degli intervistati), di capacità decisionale (44,7%), innovazione e creatività (46,3%) e, soprattutto, di senso della moralità e della legalità (58%) e di responsabilità pubblica e sociale (50,9%).
"la banalizzazione di questa percezione popolare è che comandano i ricchi e i raccomandati e non i migliori”.

ultimo non trascurabile dettaglio: “il giudizio negativo investe soprattutto la classe politica e in minor misura gli altri settori dirigenti”.

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